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Palazzo Provaglio Longhena: breve storia

 

 

testo tratto da

R. Bartoletti, Estratti del convegno ‘giornate di studi su Pietro Scalvini: pittore del settecento bresciano 

 (26 e 29 marzo 2008 Biblioteca comunale ‘Renzo Frusca’ di Castenedolo) 

In frazione Capodimonte si conserva uno degli esempi più felici di villa del Settecento  Bresciano: Palazzo Provaglio già Longhena. Il complesso, nella semplicità delle linee, si integra al meglio con il contesto paesaggistico circostante e rivela innegabili elementi di rottura e di rinnovamento rispetto ai canoni architettonici della tradizione locale: la struttura infatti si apre letteralmente agli occhi del visitatore a differenza di altre tipologie di palazzi castenedolesi e, in generale, bresciani, organizzati attorno a una corte interna e chiusi esternamente da una spoglia cortina muraria.

Il prospetto che affaccia su via Risorgimento costituisce la parte residenziale del complesso e si presenta asimmetrico, in quanto il fabbricato nella parte a ovest rimase incompiuto. Sotto il pronao di ingresso si apre un avamportico che introduce alla scenografica via di fuga del giardino a cannocchiale. La facciata interna dell’edificio è connotata dal portico a tre campate sostenute da colonne binate, a cui corrisponde al piano nobile la Galleria di Stucchi. Gli altri ambienti del piano primo sono organizzati secondo le esigenze e le mode del secondo Settecento: accanto al salone di rappresentanza, posto sopra l’avamportico di ingresso, si dispongono ambienti più piccoli e intimi, come il cabinet e l’alcova o, ancora, graziosi saloncini per esclusivi ricevimenti conviviali-culturali, come la Sala di Diana e la Sala della Musica.

Interessante è l’ampio ambiente chiuso da una volta a botte e posto a destra dell’avamportico, comunemente chiamato Sala degli Uccelli per la presenza di stucchi raffiguranti volatili.

 

Il cortile è chiuso sui lati da due fabbricati rustici e prospetta, come accennato, su un giardino a canocchiale così chiamato per la forma e la profondità: ne guidavano lo sviluppo due filari di statue e lunghe gallerie di carpini (queste tuttora esistenti). Il lungo viale è compreso fra una cancellata a sei pilastri e un arco sormontato da balaustrata con torretta laterale, eco delle ‘gloriette’ austriache: l’intento è quello di educare e razionalizzare lo spazio naturale, rendendolo unitariamente coerente con l’architettura.

La costruzione del palazzo fu voluta da Pietro Longhena, di cui si conserva un ritratto a mezza figura datato 1754 nel salone al piano primo, quondam Gerolamo, probabilmente all’inizio dell’ottavo decennio del XVIII secolo e tradizionalmente si attribuisce il progetto all’abate Marchetti.

Nel fabbricato si riscontrano però preesistenze seicentesche come il rustico corpo a destra della cancellata appartenenti al complesso edificato circa un secolo prima da Luigi Longhena, a cui apparteneva l’oratorio di San Luigi eretto il 21 giugno del 1679. Un suo ritratto era proprio visibile nella pala dell’altare maggiore della cappella, tela attualmente collocata nell’avamportico di ingresso del palazzo.

I Longhena, già imparentati con i Poncarali e i Bargnani, si unirono nell’Ottocento con la famiglia Romei di Modena grazie al matrimonio fra Lucia e il nobile Agostino del casato emiliano, da cui nacque il Generale di Cavalleria Giovanni che sposò Feridè Selim Pacha Melhamè; ora la proprietà di Capodimonte, appartiene alla nipote del Generale, la contessa Marzia Provaglio coniugata con l’ingegnere Giovanni Bosco Montini.  

Le sale interne del palazzo sono impreziosite con affreschi del bresciano Pietro Scalvini, qui attivo in tarda maturità nel primo quinquennio dell’ottavo decennio del Settecento

 

  

 

 

 

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