Wednesday, August 21, 2019
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Speciale Tiepolo: Villa Manin

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Villa Manin (testo tratto da www.villamanin.it)

Il maestoso complesso di Villa Manin, situato a Passariano, nel Comune di Codroipo, in provincia di Udine, è uno dei monumenti artistici più significativi del Friuli Venezia Giulia e uno dei simboli più conosciuti del turismo e della cultura regionale.
Fu fatta edificare nel Seicento da Ludovico I Manin per celebrare la ricchezza e la potenza della sua casata, utilizzata dai Manin come casa di campagna.
Il compendio è composto da un corpo centrale adibito a residenza gentilizia, e da alcune zone di servizio ad esso ortogonali dove si svolgevano le attività agricole della Villa. Nella barchessa di ponente erano collocate le cantine e i granai , mentre le scuderie erano posizionate nella barchessa di levante, dove oggi si può visitare il Museo delle Carrozze. La Villa risulta inserita nell’ambiente che la circonda secondo un concetto di armonizzazione, tanto da divenire parte integrante del paesaggio circostante.

 

L'edificio e la sua decorazione (testo tratto da Wikipedia)

È un complesso architettonico monumentale sorto nel Cinquecento per volere del nobile friulano Antonio Manin che, alla perdita del dominio dei mari si concentrò sulle risorse offerte dalla terraferma, impiantando una azienda agricola e ponendovi al centro una casa padronale.

La famiglia Manin, documentata a Firenze sin dal Mille, era giunta in Friuli (Aquileia e Cividale) a seguito delle lotte tra Guelfi e Ghibellini e sostenne quel ruolo e quella politica in terraferma di Venezia che troverà pieno sviluppo nel Cinquecento, epoca in cui Antonio Manin entrò in possesso della gastaldia di Sedegliano e si insedia a Passariano.

La prima fabbrica della villa è ascrivibile tra il 1650 e il 1660.

Negli anni successivi i nipoti Ludovico Manin I e Francesco IV ripresero il progetto, forse aiutati dall'architetto Giuseppe Benone. L'originario aspetto seicentesco della villa differiva radicalmente da quello attuale, dovuto alle trasformazione ed agli ampliamenti settecenteschi voluti da Ludovico II e Ludovido III (detto Alvise) e realizzati prima ad opera dell'architetto veneziano Domenico Rossi (che nel 1707 disegna la piazza quadrata e, dopo il 1718, forse realizza la monumentale esedra attuale) e poi da Giovanni Ziborghui, che tra gli anni 1730 e 1740 fece innalzare le barchesse. La sopraelevazione del nucleo gentilizio centrale, eseguita con la consulenza di Giorgio Massari, verrà invece realizzata dopo il 1745. L'ampio parco (oltre 17 ettari), situato nella parte posteriore, sembra dovuto alla volontà del "maestro di casa" Ziborghi.

Il nipote Ludovico Manin la trasformerà successivamente in un complesso organico che, oltre alla funzione agricola, rispecchia altresì una volontà di rappresentanza.

Consistenti interventi ottocenteschi, soprattutto opera di Giannantonio Selva, hanno modificato il parco originario restituendoci oggi un luogo complicato dai rimaneggiamenti e dalle sostituzione delle stesse essenze arboree.

Cappella di Sant'Andrea

Al complesso di villa appartiene anche la cappella di Sant'Andrea, costruita nel primo Settecento (1708) da Domenico Rossi e situata fuori dalla piazza quadrata addossata alla barchessa e alla porta orientale. L'edificio è a pianta quadrata con angoli smussati (quasi un ottagono). La facciata, con timpano e due coppie di colonne laterali, è ornata sul margine del frontone con statue e gruppi marmorei di Pietro Baratta. All'interno, nella sacrestia, due altari in marmo di Giuseppe Bernardi-Torretti e nell'aula altri due altari con pala in marmo lavorati a rilievo dello stesso Torretti.

Decorazione

Oltre che come pregevole opera architettonica, la Villa è importante anche per le settecentesche opere d'arte che conserva. La villa è arricchita da affreschi di Ludovico Dorigny, Jacopo Amigoni e Pietro Oretti, tele del Fontebasso e da sculture del Torretti.

In una sala a levante, nel 1708, il parigino Ludovico Dorigny affresca nel soffitto, entro il tondo centrale, il Trionfo della Primavera e nei quattro ovati minori che lo attorniano le allegorie dell'Amore, della Gloria, della Ricchezza, dell'Abbondanza. La sua pittura dai colori freddi e smaglianti che predilige figure eleganti su sfondo di limpidi cieli ed adotta soluzioni spericolate (amorini e ninfe su nubi che vanno al di là della cornice) risulta nel complesso accademica e convenzionale. Alle pareti, in monocromo su sfondo dorato, dipinge alcune scene con Apollo e Marte, Venere e Bacco, Giudizio di Paride, e Pan e Siringa tra varie figure allegoriche. Rese gradevoli dal chiaroscuro di gusto francese, dalla precisione linearistica, da un mirabile equilibrio, ad esse si ispirerà il giovane Tiepolo chiamato ad operare nell'Arcivescovado di Udine nel 1726-1730.

 

Alcuni interessanti riferimenti all'edificio tratti da Google libri:

Annali universali di statistica, economia pubblica, storia, viaggi ... -, vol. 76, Milano, Aprile Maggio e Giugno 1843, p. 133

L. Gualtieri di Brenna, C. Cantù, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto: ossia, Storia delle ... - vol. 5,parte 2, Milano 1861, p. 358

 

 

 

Tiepolo in mostra - Villa Manin

Speciale Tiepolo

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